Premio Nobel per la letteratura italiana: tra rivalità e reginette del trash

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Quando ho deciso di scrivere un pezzo sui vincitori italiani del premio Nobel per la letteratura, è stato difficile trovare un punto di vista più originale rispetto al semplice elenco dei vincitori. Dopo qualche ricerca ho scoperto che la storia del premio Nobel per la letteratura in Italia ha una grande potenza letteraria, ma nasconde anche qualche sentimento di invidia e rivalsa. In questo articolo che leggerete, non ho solo tracciato una ricostruzione storico-letteraria dei vincitori. Ho cercato la particolarità intorno al premio di ognuno di loro. Per esempio, sapevate che uno di loro scoprì la sua designazione mentre era assieme a una persona che ora definiremmo una reginetta del trash? Procediamo con ordine.

Il premio Nobel per la letteratura nasce nel 1901 e fa parte dei cinque premi instituiti dal testamento di Alfred Nobel del 1895. Alfred Nobel, discendente da una famiglia svedese di ricchi industriali e inventori è ricordato per aver inventato la dinamite. Grande filantropo e conscio degli usi non pacifici che si sarebbero potuti fare di quest’ultima, per controbilanciare decise di istituire il premio Nobel.

L’Italia è al sesto posto con la Spagna per Nobel per la letteratura vinti, dopo Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Svezia. Gli autori italiani insigniti di questo premio sono sei.

Vittoria per il Regno di Toscana


Giosuè Carducci fu il primo autore italiano a vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1906, «non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile e alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica.» (NobelPrize.org) Curiosamente, per un cavillo dell’Accademia di Svezia che considera la nazionalità del vincitore in base al luogo di nascita, il premio Nobel di Carducci risulta vinto per la Toscana del Regno d’Italia. Il poeta nacque infatti il 27 luglio del 1835 in Toscana, qualche anno prima dell’Unità.


Carducci era già stato proposto per il premio nel 1902 da Vittorio Puntoni, rettore dell’Università di Bologna, dove insegnava. Fu solo grazie all’intercedere del barone De Bildt, membro dell’Accademia di Svezia, che nel 1906 il riconoscimento gli fu infine assegnato. A causa di un’infermità fisica non poté recarsi personalmente a Stoccolma alla cerimonia di premiazione. Ma il 10 dicembre 1906, De Bildt si recò presso la sua abitazione per confermarne la vittoria. Gli consegnò quindi il telegramma del re di Svezia, che diceva:


Félicitez de ma part Monsieur Giosue Carducci du prix Nobel q’il a si bien merité.

Carducci e il Nobel, Carducci Online


Carducci, dopo un breve discorso di ringraziamento, concluse con:

Salutatemi il popolo svedese, nobile nei
pensieri e negli atti.

Carducci e il Nobel, Carducci Online

Morì l’anno dopo, nel 1907.
Sempre del 1906 è il Nobel per la medicina di Camillo Golgi. Ricevuto qualche settimana prima di Carducci, lo qualifica come il primo italiano in assoluto ad aver vinto un premio Nobel.

Foto autografate


Unica autrice italiana ad aver vinto il premio Nobel per la letteratura (1926), a Grazia Deledda venne assegnato «per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale, e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano.» (NobelPrize.org).


Radicata nella sua Sardegna, per linguaggio e cultura, il “sogno radioso” di Grazia Deledda era quello di «creare da me sola una letteratura completamente ed esclusivamente sarda.» (Grazia Deledda, ritratto dell’artista da giovane, La Nuova Sardegna)

Proprio a causa di questo attaccamento alle sue origini e delle forti influenze della lingua sarda, era convinta di non avere le capacità per diventare una brava scrittrice. Paura che si potrebbe giudicare infondata se si considerano i suoi capolavori letterari come Canne al vento o Marianna Sirca. Studiò fino alla quarta elementare e poi proseguì con un precettore. I suoi studi letterari furono principalmente da autodidatta.

Il premio le venne conferito dopo essere stata segnalata numerose volte all’Accademia di Svezia, a partire dal 1913. Il 10 novembre 1927 fu confermata la sua vittoria per l’anno 1926 e già il giorno successivo la stampa nazionale rilanciava la grande notizia. Il 15 novembre anche Mussolini espresse il desiderio di incontrarla di persona, per congratularsi. E, a quanto pare, le regalò una propria foto autografata (ma non avrebbe dovuto essere il contrario?).

Celebre il suo discorso alla cerimonia di premiazione del 10 dicembre 1927 a Stoccolma. «Sono nata in Sardegna, la mia famiglia è composta di gente savia, ma anche di violenti e di artisti produttivi.» L’esordio lascia intuire le grandi contraddizioni in cui, fin da piccola, è stata immersa. Contraddizioni che poi si rivelano nella tensione letteraria e poetica delle sue opere.

Potete ascoltare il discorso integrale qui.

Un Nobel silenzioso


Luigi Pirandello, scrittore e drammaturgo siciliano, fu insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934, «per il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale.» (NobelPrize.org) Le sue opere più note sono Il fu Mattia Pascal, Uno, nessuno e centomila e l’opera teatrale Sei personaggi in cerca d’autore. Anticipatore dei drammi della modernità e delle sue contraddizioni, quando il 9 novembre 1934 ricevette il telegramma che comunicava l’assegnazione del premio, con la casa piena di giornalisti che reclamavano una sua dichiarazione in merito, si recò, senza dire nulla, alla sua macchina da scrivere e digitò:


pagliacciate! pagliacciate!…

G. Rotta, Un filosofo a ore, minuscolo e punto esclamativo, introduzione a L. Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore, Milano, Feltrinelli, 2017, p. 18.

Il 10 dicembre 1934, a Stoccolma, ritirò il premio in silenzio. Fu il primo vincitore di un premio Nobel a non pronunciare alcun discorso. Camilleri, suo conterraneo, ha avanzato l’ipotesi che abbia scelto di non pronunciarsi perché altrimenti avrebbe dovuto tirare in ballo la situazione storica italiana e la difficoltà di essere artisti durante il fascismo.


Un Nobel contestato


Salvatore Quasimodo vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1959 «per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi.» (NobelPrize.org) La sua vittoria fu accolta da qualcuno (leggasi Ungaretti milluminodimmenso) con un po’ di risentimento. A quanto pare, quando venne annunciata la vittoria di Quasimodo, Ungaretti si trovava presso l’Ambasciata sovietica a Roma, per la celebrazione della Rivoluzione di ottobre. Ungaretti la prese così male che fece un comizio anti-Quasimodo davanti alle autorità presenti.

Sembrerebbe un Nobel più controverso rispetto a quelli precedenti. Sciascia scese in campo per difenderlo: «Credo che nessun paese, mai, abbia reagito come l’Italia letteraria ha reagito all’assegnazione del Nobel a Quasimodo. Come ad un’offesa.» Anche l’Accademia di Svezia all’inizio non aveva optato per Quasimodo. La favorita quell’anno era la scrittrice danese Karen Blixen (La mia Africa). La commissione giudicante però si accorse che troppi Nobel erano andati ad autori scandinavi, pertanto optò per un letterato italiano.


Per quanto sembri un Nobel quasi di ripiego, rimane indubbia la potenza della poetica di Quasimodo. Basti pensare al suo componimento più celebre Ed è subito sera che in poche parole ha racchiuso la fragilità e la fugacità della vita umana.

È ancora possibile la poesia?


Nel 1975 Eugenio Montale meritò il Nobel «per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni.» (NobelPrize.org) Famoso è il discorso che tenne alla serata di premiazione, È ancora possibile la poesia?, riflessione sul ruolo della poesia e il futuro della condizione umana.


Ho scritto poesie e per queste sono stato premiato, ma sono stato anche bibliotecario, traduttore, critico letterario e musicale e persine disoccupato per riconosciuta insufficienza di fedeltà a un regime che non poteva amare. Pochi giorni fa è venuta a trovarmi una giornalista straniera e mi ha chiesto: come ha distribuito tante attività così diverse? Tante ore alla poesia, tante alle traduzioni, tante all’attività impiegatizia e tante alla vita? Ho cercato di spiegarle che non si può pianificare una vita come si fa con un progetto industriale. Nel mondo c’è un largo spazio per l’inutile, e anzi uno dei pericoli del nostro tempo è quella mercificazione dell’inutile alla quale sono sensibili particolarmente i giovanissimi.

Eugenio Montale – Nobel Lecture, È ancora possibile la poesia?, NobelPrize.org

Montale è stato capace di carpire la complessità dell’essere umano, con semplicità e umiltà. Infatti, non amava definirsi poeta, preferiva considerarsi «un uomo comune che scrive solo per se stesso.» Dichiarò, la sera in cui gli fu conferito il Nobel:

La poesia, ma tutto il mondo dell’espressione artistica o sedicente tale, è entrata in una crisi che è strettamente legata alla condizione umana, al nostro esistere di esseri umani, alla nostra certezza o illusione di crederci esseri privilegiati, i soli che si credono padroni della loro sorte e depositari di un destino che nessun’altra creatura vivente può vantare. Inutile dunque chiedersi quale sarà il destino delle arti. È come chiedersi se l’uomo di domani, di un domani magari lontanissimo, potrà risolvere le tragiche contraddizioni in cui si dibatte fin dal primo giorno della Creazione (e se di un tale giorno, che può essere un’epoca sterminata, possa ancora parlarsi).

Negli archivi del Corriere della Sera è possibile leggere un bellissimo e personale pezzo di Giulio Nascimbeni sulla sera in cui a Montale venne annunciata la vittoria, nella sua casa in via Bigli 15 a Milano (Il “grazie” di Montale al premio Nobel).


Il giullare degli anni Novanta

Dario Fo fu l’ultimo artista italiano a vincere il premio Nobel per la letteratura, nel 1997. Noto a livello internazionale per la sua grande opera in ambito teatrale, fu apprezzato per la sua satira provocante e per la capacità di padroneggiare la tecnica del grammelot.
In un racconto della serata di premiazione, Fo ricorda:

Alla premiazione seguì la rituale cena al Municipio, alle 19 in punto. I Nobel erano seduti nella grande tavolata centrale con 99 coperti. A me avevano assegnato un posto accanto alla principessa Cristina, sorella del re, appassionata di archeologia, con la quale mi fu facile trovare un feeling. Alla mia sinistra, la principessa Vittoria, che i media dicevano colpita da anoressia; in verità mi sembrava tutt’altro che inappetente… si era gettata con voracità sulle portate, tanto che le offrii la metà del mio risotto e lei lo accettò. Finita la cena, i Nobel erano invitati a brindare con il re e la regina, uno alla volta, mentre gli altri commensali si davano alle danze in un apposito grande salone. Franca [la moglie] ed io pensavamo che fosse un saluto e via. Con nostra sorpresa invece, tanto il re che la regina ci trattennero, vollero sapere del nostro lavoro e dell’Italia, accennando perfino alla situazione politica di quel tempo. Il dialogo durò più del previsto. Lasciandoci, ci ripromettemmo di vederci ancora. Quindi ci ritirammo in disparte attendendo, come vuole il rituale, che tutti i Nobel e le loro consorti ultimassero l’incontro, giacché allontanarsi non si poteva e oltretutto le uscite erano bloccate dal servizio di sicurezza.

Dario Fo: il Premio Nobel, Raiscuola.rai.it


Fo scoprì di aver vinto il premio Nobel per la letteratura mentre era in macchina con Ambra Angiolini, per girare una puntata di un programma di Rai 3. Glielo annunciò un giornalista di la Repubblica, al momento su un’altra macchina. Scrisse il messaggio «Hai vinto il Nobel» su un foglio di carta e lo mostrò a Fo dal finestrino.

Fu un Nobel che, in parte, provocò scontento: Dario Fo era noto per la sua satira politica forte e senza sconti. Ma fu proprio per questo che ricevette il premio: «perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi.» (Nobelprize.org)

Tutti i vincitori italiani del premio Nobel per la letteratura hanno avuto ovviamente una grande capacità, da scrittori e poeti, di dare un senso al loro tempo, di cui la loro letteratura e poetica divenne portavoce. Leggere di questi grandi letterati mi fa fremere dalla curiosità: chi sarà il prossimo italiano a saper raccontare il nostro tempo e a vincere il premio?

Illustrazioni di Sabrina Poderi