Meditazioni da ombrellone: cosa significa leggere (in spiaggia)

Meditazioni da ombrellone: cosa significa leggere (in spiaggia)

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L’estate è arrivata! E scommetto che non vedete l’ora di piazzarvi sotto un ombrellone. Magari con quel tomo grossissimo che avete sul comodino da tutto l’inverno. Oppure avete messo in valigia i cinque libri più sottili che avevate in casa (titoli a caso, che però non pesano, tanto poi in spiaggia vi distraete). Di certo il momento della lettura è topico in un quadro vacanziero. Si è più liberi, più rilassati… ma attenzione! La questione non è così semplice. Perciò voglio essere filosofica e sviscerarla, analizzarla da tutti i punti di vista. Domandare come Socrate: τι έστι? Che cos’è la lettura da ombrellone? E con “lettura” intendo anche l’atto di leggere, oltre che il libro in sé.
Per cercare di rispondere ho analizzato le mie abitudini da veterana delle estati al mare. Ma ho ficcato un po’ il naso anche nelle routine da spiaggia dello staff della Galleria Millon. In un esperimento mentale, li ho portati tutti al mare. Muniti di libro, ovviamente.

Con o senza ombrellone? La questione fondamentale

Arriviamo in spiaggia e innanzitutto mi domando se sia davvero necessario avere un ombrellone sopra la testa (e sopra il libro). Magari uno vuole unire l’utile al dilettevole – lascio aperto il dibattito su quale sia l’uno e quale l’altro – e abbronzarsi mentre legge. Dove vivo io l’abbronzatura è un culto e spesso tira vento; l’ombrellone non ce l’ha quasi nessuno. E anche tra i miei colleghi ho scovato qualche lucertola. Via l’ombrellone, dunque, e la nostra si trasforma in una lettura “da asciugamano”, “da sdraio”, “da scoglio”. Mi sembra, però, che la magia dell’estrarre il libro e cominciare a leggere non subisca alterazioni. Perciò mi sentirei di dare risposta negativa al primo interrogativo di questa assurda indagine.

Non è la presenza fisica di un oggetto più o meno grande, il cui scopo primario è quello di farci ombra, a rendere “da ombrellone” la nostra lettura. Come ci insegna Valentina, l’idiosincratica del sole e della spiaggia, per questo esistono anche gli alberi.

Le regole dell’abbronzarsi: un esperimento mentale

Eliminato l’ombrellone e lasciata Valentina a leggere in pace sotto il suo albero – forse è un po’ imbronciata, pare che in spiaggia non ci volesse nemmeno venire –, ora noialtri abbiamo il sole in faccia. Vogliamo abbronzarci, perciò benissimo. Ma vogliamo anche leggere mentre ci abbronziamo. Facile: occhiali da sole per tutti, tranne che per Martina. Lei è una vera purista della tintarella e non sia mai che le resti il segno bianco intorno agli occhi. Preferisce ridurli a due fessure lacrimanti piuttosto che sembrare un panda al negativo, ma è felice così.

C’è chi sta sdraiato a pancia in su e usa il libro come parasole. Qualcuno invece è disteso a pancia in giù e ha il sole che gli fa da lampadina (attenzione a dove si proietta l’ombra della testa però, non vorrete trasformare voi stessi in ombrelloni!). Altri cambiano spesso posizione perché non riescono a trovarne una comoda, ma pare non sia un problema riscontrato solo in spiaggia. Insomma, il tempo passa, il sole scotta, ma il libro non si molla.

Come ho fatto con l’ombrellone, provo ora a eliminare il sole da questa scenetta. Funziona meno: avremmo letto in spiaggia anche con il cielo coperto, ma saremmo stati molto più rilassati e meno paranoici. Abbiamo quindi trovato un elemento che non è fondamentale, ma di certo contribuisce molto all’idea di “lettura da ombrellone”. È quella cosa – scomoda ma in qualche modo indispensabile – che ci tiene compagnia mentre prendiamo il sole in spiaggia.

Foto di sergio souza da Pexels

Disagi da spiaggia: analisi di un fenomeno complesso

Ora, al di là delle posizioni più o meno comode e degli occhi lacrimanti di Martina, anche per noi muniti di occhiali da sole ci sono dei disagi. Io che tendo a stare sdraiata e a usare il libro come parasole, ad esempio, a un certo punto vengo colpita in piena faccia da una pioggia di lame taglienti. Il sole ha letteralmente sciolto la colla che teneva insieme le pagine e il libro si è sfaldato. Dopo aver reinserito i fogli e naturalmente perso il segno, il libro sembra una torre di Lego fatta male. Forse conciato così lo amo ancora di più, anche se magari la prossima volta ne porto uno rilegato con il filo. Certo, nemmeno quello è immune da problematiche. 

Mi guardo attorno: Jenny lotta contro il vento, che vorrebbe farla arrivare alla fine della storia un po’ troppo in fretta; il tomo di Sara è sgualcito e ingiallito dalle macchie di crema solare. Erika rinuncia a ogni tipo di comfort pur di preservare l’oggetto tanto amato. Come se non bastasse, i nostri vicini parlano, parlano, parlano. Proprio non smettono. Distratti dal brusio, buttiamo un occhio verso la zona alberata per assicurarci che Valentina sia sempre lì e che ci detesti ancora. Scopriamo che ci ha raggiunti Federico, un altro nemico giurato della beach life. Giustamente si è fermato al limitare della zona d’ombra. Ci odia a sua volta, ma ci dà una grande idea: cuffiette! Musica (e il resto scompare) – per attingere a una fonte aulica –, anche se Sara prega di avvisarla quando lo small talk lascia il posto allo scambio di ricette, perché quello le interessa.

Nel frattempo, Amalia è tornata dal bar, dove le piace rifugiarsi per leggere. Non la biasimo, visto come siamo ridotti noi in spiaggia. Vedendoci un po’ in difficoltà, le scappa da ridere. Lei ha un asso nella manica: l’eReader! Niente pagine da bagnare o impiastricciare, niente sessione di allenamento bicipiti. Certo è meglio se non ci finisce dentro la sabbia, però vuoi mettere? Tutta la biblioteca di casa a portata di mano. Non si sa mai che per un colpo di sole voglia passare da Anna Karenina a Cinquanta sfumature di grigio. Forse qualche purista e affezionato della carta li avrebbe portati entrambi, ma ammettiamolo: in quanto a comodità e disinvoltura, Amalia e i suoi eBook ci battono dieci a zero. Anche se nemmeno lei può ritenersi salva al cento per cento da calura, sole negli occhi e brusii molesti.

Non si può negare che le difficoltà aumentino. Godere della nostra lettura da ombrellone – di carta o digitale – sembra quasi un gioco senza frontiere. Eppure, se eliminassimo le scomodità, la crema, le pagine che si staccano e le chiacchiere di sottofondo, finiremmo per trovarci in una biblioteca a cielo aperto. Una di quelle proprio serie, dove non vola una mosca e quasi ti secca anche solo cambiare posizione sulla sedia. Dove non puoi ascoltare la musica mentre leggi perché il tipo a fianco ha il super udito e percepisce anche la più piccola vibrazione. No, se eliminassimo tutti i disagi, la nostra non sarebbe più una lettura da ombrellone.

La costante “libro”

Quasi ogni elemento della nostra giornata da lettori al mare è stato messo in discussione, tranne uno: il nostro libro. E se abbiamo subìto i disagi del sole, del vento e del caos è stato soltanto in suo nome. Finora ho scelto appositamente di non dire per quali libri ci siamo sacrificati: c’erano i gialli di Stieg Larsson, Il signore degli anelli, Infinite Jest – letture non propriamente “leggere” in termini di spessore fisico e di contenuto – e intricate storie di fantascienza. Per gli insofferenti (della spiaggia, non della lettura) c’erano anche romanzi brevi. Quelli che non necessitano di troppa concentrazione, ma tengono incollati e fanno volare il tempo. Poi c’erano saggi sul Mossad israeliano e storie vere di serial killer. Ah, dimenticavo! C’era anche Marta, abile nello sfruttare tutte le potenzialità del suo lettino, trasformandolo all’occorrenza in una scrivania. Potevi vederla in totale relax, sdraiata con I fratelli Karamazov, ma anche indaffaratissima a studiare e sottolineare un saggio su Pascoli.

Vengo al dunque. La verità è che, con o senza ombrellone, sotto il sole o con il cielo nuvoloso, in spiaggia, al bar o in biblioteca, se ami leggere non c’è difficoltà che tenga. E poco importa se il libro si riduce a un ammasso di pagine macchiate o se bisogna diventare maestri yogi per arrivare in fondo a un capitolo. La lettura da ombrellone è compagna indispensabile delle estati dei divoratori di libri e credo abbia la capacità di trasformare in lettori anche coloro che non lo sono abitualmente. Non ci sono titoli giusti o sbagliati, così come non c’è un modo giusto o sbagliato di goderseli. Sì, perché leggere (anche in spiaggia) è libertà.
Nel corso della nostra giornata al mare non abbiamo soltanto letto, ma abbiamo anche pensato a una lista di consigli di letture “da ombrellone” da proporvi. La trovate qui. E il sottofondo musicale era ovviamente quello della playlist di luglio della Galleria Millon.

Illustrazione di Martina Nenna.