Riscoprendo Il vecchio e il mare: un diario di lettura

Riscoprendo Il vecchio e il mare: un diario di lettura

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La Divulgatrice torna a parlarci di un premio Nobel per la letteratura. Dopo averci raccontato dei sei autori italiani insigniti di questo premio, propone una riflessione sul Vecchio e il mare e il significato di rileggere un romanzo in momenti diversi della propria vita. Attraverso la stesura di un diario di lettura, verrà approfondito il significato esperienziale della lettura e come si sovrappone alla personalità e quotidianità del lettore. Veicolo di questa analisi sarà la potente narrazione di Ernest Hemingway, che ci farà approdare a nuovi lidi di significato.

Una seconda possibilità

Leggere un romanzo a trent’anni non è come leggerlo a sedici. Almeno, non lo è sempre. Lessi per la prima volta Il vecchio e il mare di Hemingway in terza liceo. O forse era la quarta? Comunque, con la mia classe partecipai a un percorso letterario dedicato a Hemingway. Non mi conquistò molto. Lo trovai un autore interessante, ma la lettura dei suoi romanzi e – soprattutto – la visione del film Per chi suona la campana per me furono un’agonia. Ma ero una lettrice più ingenua, e quello che cercavo nei libri era diverso da quello che cerco ora. Per questo mi sono detta: perché non dare una seconda possibilità a Hemingway? Ha avuto sicuramente ben più di qualcosa da dire con la sua prosa, quindi perché bollarlo come autore che non fa per me? A volte è necessario dare una seconda possibilità ai libri.

Diario di lettura

Ho riletto Il vecchio e il mare cercando di sviscerare il mio personale processo di lettura. L’intento è stato cercare di indagare quale sia il mio rapporto con i libri e capire cosa mi porta ad amarne uno e a odiarne un altro. Ho fatto questa sorta di esperimento su un romanzo già letto: spesso mi è capitato di rileggere e apprezzare libri che inizialmente non mi avevano convinta molto. Per approfondire il mio rapporto con la lettura ho quindi deciso di tenere un vero e proprio diario.

Ho diviso il romanzo in tre parti, così da creare tre momenti distinti in cui portare avanti la mia analisi. Per questo ho sempre letto tenendo vicino un quadernino (lilla, perché amo le sfumature del viola e del rosa) in cui appuntare ogni mio pensiero. Oltre alle considerazioni sulla lettura in sé, ho cercato delineare la mia giornata e le emozioni che stavo vivendo. Nel momento in cui prendiamo in mano un libro, esistiamo anche come persone, con i nostri sentimenti e contraddizioni. Spesso non leggiamo anche per dare un ordine a ciò che stiamo provando?

Due parole sul romanzo

Prima di avventurarci nel ripercorrere il diario di lettura, vorrei spendere due parole sul Vecchio e il mare per chi non lo conoscesse. Tranquilli, non farò spoiler. In questo breve romanzo, Hemingway racconta le vicende di un vecchio pescatore, Santiago, che sfida il mare per riuscire a sopravvivere. Dopo ottantaquattro giorni senza riuscire a pescare nulla, si avventura di nuovo sulla sua piccola barca e si trova a percorrere il mare per giorni, trascinato da un enorme marlin che ha abboccato al suo amo. In atmosfere malinconiche e solitarie, Santiago affronterà anche il suo personale rapporto con la natura e il prezzo che a volte questo esige.

20 giugno: acclimatarsi

È sabato e sono le 14:30 circa. Dopo una mattinata impegnata a seguire le lezioni del master in Editoria mi sono appollaiata sulla sdraio in terrazza. Il contesto rurale delle colline umbre in cui la casa dei miei genitori è immersa mi regala uno scenario di natura selvaggia che mi aspetto di ritrovare nel Vecchio e il mare. Fa caldo, ma non è ancora arrivato quel sole violento che con i suoi raggi brucia tutto il verde delle colline, rendendo l’aria torrida, la terra dura e il cielo di una sfumatura metallica. 

Nelle prime trenta pagine viene presentato il vecchio, Santiago, di ritorno da un’infruttuosa giornata di pesca. Si delinea il rapporto genuino di reciproca cura tra lui e Manolin, giovane pescatore al quale Santiago ha trasmesso la sua conoscenza sulla pesca. Mi ha colpito molto come è stata introdotta questa relazione, di cui riporto un passaggio: 

Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all’albero.

E. Hemingway, Il vecchio e il mare, Milano, Mondadori, 1952, p. 3.

Di questo primo giorno di lettura ho apprezzato la delicatezza della prosa di Hemingway, i dialoghi tra il vecchio e il giovane, la tenacia di Santiago nel resistere alla natura e, allo stesso tempo, la sua arrendevolezza nei confronti degli eventi fuori dal suo controllo.

21 giugno: scontrarsi

È stata una domenica intensa: sono le 19:00 e non ho ancora avuto modo di mettermi a leggere. Sono quasi tentata di rimandare il secondo giorno di lettura, ma mi costringo a proseguire. Non sono sicura che domani avrò più tempo di oggi, quindi non ha senso rimandare. Ecco una cosa non sopporto del leggere da adulta, rispetto al farlo da ragazzina: dovermi sempre ritagliare lo spazio per i libri tra un impegno e l’altro. Quasi mai posso mettermi seduta comoda e dire: «Bene, ora leggo quattro ore». Penso sia un sentimento comune ai lettori adulti. Più si cresce, più è difficile immergersi totalmente nei libri.

Leggo in camera, sotto le coperte del letto ancora sfatto. La parte centrale del Vecchio e il mare è più monotona della prima. Santiago si allontana sempre più dalla costa caraibica, incontra l’enorme marlin che lo condannerà a un inseguimento estenuante. Elabora una strategia per uscire vincitore dalla sfida, cerca di rimanere ancorato al lato umano, civile. Pensare al baseball, paragonare la sua sfida a quella del campione DiMaggio in campo, lo riporta alla sua quotidianità. E sempre con grande arrendevolezza accetta la sua vecchiaia, rassegnandosi a un corpo che non gli risponde più, come se lo avesse abbandonato prima della morte. 

Mi ha colpita la sensibilità e il rispetto di Santiago nei confronti della sua preda e di seguito ne riporto un passo che ritengo esemplificativo:

Non può sapere che c’è un uomo soltanto contro di lui, e che quest’uomo è un vecchio. Ma come dev’essere grosso, e chissà quanto ne farò al mercato se la carne è buona. Da come ha preso l’esca sembra un maschio e tira come un maschio e non c’è panico nella sua lotta. Chissà se ha qualche piano o è disperato come me?

E. Hemingway, Il vecchio e il mare, Milano, Mondadori, 1952, p. 39.

22 giugno: arrendersi

Oggi è l’ultimo giorno di lettura. Purtroppo non sono riuscita a ritagliarmi nemmeno un’oretta da dedicare alle ultime pagine del Vecchio e il mare, quindi ho leggiucchiato qualche riga tra una cosa da fare e l’altra.

Nelle ultime trenta pagine abbiamo l’epilogo della storia, che però non racconterò per non rovinare il finale a chi non lo conosce. Anche in questa terza parte è preponderante l’approfondimento del rapporto complesso tra l’essere umano e la natura. È interessante la sintesi che ne viene fuori: non una contrapposizione, ma una compenetrazione. D’altra parte l’essere umano è natura. E a questo si riallaccia l’identificazione del vecchio con il pesce e in senso più ampio con il mare e la natura stessa. Siamo tutti esseri viventi, ci arrabattiamo per sopravvivere nel poco tempo che ci è concesso. E Santiago vince questa sua lotta personale, ma non nel modo in cui ci si potrebbe aspettare.

Navigava senza fatica adesso, e il vecchio non aveva né sensazioni né pensieri di alcun genere. Ormai era al di là di tutto e pilotava la barca per ritornare al suo porto meglio e con più intelligenza che poteva.

E. Hemingway, Il vecchio e il mare, Milano, Mondadori, 1952, p. 97.

Disillusione

A essere sincera, l’esperienza del diario di lettura non è stata come mi aspettavo. Non sono rimasta delusa, anzi. Però me ne ero fatta un’idea romantica: mi aspettavo una sorta di Zibaldone, grandi riflessioni letterarie ed epifanie. Non è successo, probabilmente perché non sono una letterata o una filosofa, e nemmeno una critica. Questo diario mi ha però fatto un regalo: mi ha permesso di concretizzare il mio personale approccio alla lettura e mi ha reso una lettrice più matura.

Rileggere Il vecchio e il mare a distanza di quindici anni è stata un’esperienza interessante. Ho innanzitutto rivalutato l’opera: mi è chiaro il suo valore artistico e letterario. Leggere in determinati periodi della propria vita o contesti storici particolari può dare una spinta non trascurabile nella comprensione (potrei dire “catartica”, ma non me la sento di usare queste grandi parole) del romanzo e del proprio momento di vita. Rapportare la storia di Santiago che sfida e si concilia con il mare alla pandemia che stiamo vivendo è stato inevitabile. Anche le pandemie fanno parte della natura, e ci travolgono come uno tsunami. E Il vecchio e il mare mi ha insegnato, tra le altre cose, cosa significa arrendersi all’imprevedibile. Non possiamo controllare tutto e a volte è un bene prendere le cose come vengono, perché non possiamo sapere in anticipo dove ci porteranno. Certamente, l’ignoto e l’inevitabile ci spaventano. Accettarli significa liberarci dal loro peso e anche essere elettrizzati nell’attesa di sapere che ne sarà di noi. Basta avere un porto sicuro a cui tornare ogni volta che vi ci abbandoniamo.

Il significato di rileggere

Quindici anni fa non avrei mai potuto riflettere in questo senso sul Vecchio e il mare. Non mi interessava capirlo fino in fondo. Per me era solo una storia noiosa su un vecchio e sulla pesca. Non davo alcun significato alla vecchiaia. Era un concetto distante dai miei sedici anni. Non riuscendo a vedere nella storia di Santiago alcunché di metaforico, non avevo colto nessuna di quelle sfumature che ora ho apprezzato.

Trovo sorprendente come maturiamo, anche come lettori. Le nostre personali esperienze di vita, unitamente a quelle collettive, ci plasmano e si intersecano con i libri. Ed è meraviglioso come ogni storia possa cambiare agli occhi di chi legge e attraverso le epoche storiche. Sarò curiosa di rileggere Il vecchio e il mare a sessant’anni per scoprire che cosa avrà ancora da regalarmi. Quali significati gli attribuirò? Quali esperienze di vita, positive o negative che siano, mi sapranno regalare nuove prospettive? Come sarà cambiato il mio rapporto con i libri? Mentre aspetto di sapere dove arriverò, come Santiago mi arrendo all’inevitabile, e mi concentro sul qui e ora: quel che sarà, sarà.